Il progetto pedagogico

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“Per guardare ad alcuni aspetti del futuro,
non abbiamo bisogno di proiezioni elaborate da supercomputer.
Molto di ciò che sarà il prossimo millennio si può già vedere
nel modo in cui ci occupiamo oggi dell’infanzia.
II mondo di domani forse sarà influenzato dalla scienza e dalla tecnologia ma più di ogni altra cosa, sta già prendendo forma nei corpi e nelle menti dei nostri bambini.”
(Kofi A. Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite, 1997)

IL PROGETTO PEDAGOGICO

I bambini e le bambine sono persone con un corpo, una mente, un cuore, portatrici di soggettività e competenze.
Le linee guida del nostro progetto pedagogico si fondano sull’immagine di un bambino soggetto di diritti, dotato di forti potenzialità di sviluppo delle proprie abilità, che apprende e accresce in relazione con gli altri.
Lo sviluppo dei bambini è infatti influenzato dai contesti in cui crescono ma anche dal complesso intreccio di fattori che interagiscono su di esso.
L’identità specifica dei nostri servizi educativi si fonda su alcuni tratti distintivi quali: la partecipazione delle famiglie; il lavoro collegiale del personale educativo; la formazione e qualificazione del personale;  l’importanza accreditata all’ambiente educativo e soprattutto il valore di un progetto pedagogico da agire nella pratica quotidiana con le bambine ed i bambini.
In questo senso il progetto di partecipazione delle famiglie alla vita dei servizi per l’infanzia si mantiene vivo e si rifonda ogni giorno nella pratica quotidiana di relazione e comunicazione con le famiglie, percepite come risorsa, portatrici di cultura e competenze. Il rapporto tra genitori ed educatori è un percorso di conoscenza e fiducia reciproca che si alimenta nella condivisione e nella partecipazione delle scelte educative.
Il nostro lavoro educativo si esprime, quindi, attraverso il progetto pedagogico e si realizza con il lavoro comune di tutte le figure professionali del servizio e dei genitori.

LA RELAZIONE EDUCATIVA

La relazione educativa fra adulto e bambino/a è insieme sforzo di volontà teso alla comprensione e alla scoperta di chi è l’altro e contemporaneamente guida morale, orientamento etico, incentivo ad imparare a pensare con la propria testa. Nella relazione educativa emozioni e ragione viaggiano per la mano su una strada talvolta impervia che impegna gli educatori ad imparare dalle manifestazioni di ciascun/a bambino/a per distinguerlo/a dagli/dalle altri/e e per guidarlo/a nell’acquisizione di strumenti  che gli/le permettano di sviluppare la sua co-esistenza.

Disporsi ad imparare da ogni bambino/a significa sedersi ad ascoltare.

L’ascolto guidato dal sentimento profondo verso l’altro, dà la possibilità di ricevere le informazioni più autentiche di una persona ma anche quella di trasmettere che c’è qualcuno disposto ad entrare in contatto. In questa sintonia di rispetto e di comprensione si sviluppa un sapere co-costruito mosso dalla ricerca del ben-essere comune. Anche se nulla è atteso in cambio il rimando avviene comunque: il sentimento sincero e profondo è il terreno fertile su cui nasce l’apertura e cresce il rivelarsi reciproco. Mettere da parte i saperi già costituiti, separarsi da ciò che è stato appreso con l’esperienza precedente, offrono pagine bianche sulle quali prendere appunti per un nuovo punto di partenza dell’azione di cura educativa dell’adulto per quel/la bambino/a che appartiene a quel momento. Senza mai dimenticarsi che della  cura emotiva è compagna l’educazione perché se la prima aiuta a combattere l’analfabetismo emotivo, la seconda aiuta a perseguire con caparbietà un aumento progressivo e appassionato del proprio sapere.
La cura educativa dei bambini è un fare pedagogico che gli educatori realizzano attraverso l’ascolto, la sospensione del giudizio, l’attesa, la fiducia nelle capacità dei bambini.

In educazione non c’è un sapere pre-costituito, una regola che è valida sempre, in ogni caso.

Il litigio fra due bambini che si contendono un giocattolo apparentemente è uguale. Ma non è così. Perché ogni bambino è diverso da un altro, perché ogni bambino proviene dalla sua storia e dalla sua famiglia, perché ogni bambino ha un modo tutto suo di interagire con il mondo. Ognuno dei due bambini piange per lo stesso motivo ma il pianto può nascere da emozioni diverse: “mi danno sempre tutto voglio anche questo!” “non so come fare a prenderlo sono disperato, ho bisogno di aiuto!”

Prendersi cura dei bambini piccoli significa non prevaricarli con insegnamenti da adulti  – “non si litiga perché sta male” – , o con reazioni d’autorità  – “tolgo il gioco così non litigate più” – ; prendersi cura dei bambini significa prendere tempo per dedicarsi a loro, per aiutarli a comprendere che ciò che stanno facendo prima di tutto fa male a loro stessi perché li mette in difficoltà; significa abbassarsi alla loro altezza, sedersi per terra ad esempio,  guardarli e farsi guardare, trovare insieme una soluzione alla divergenza. Queste azioni che mette in atto l’adulto hanno bisogno, nella relazione di cura, di essere mosse dalla fiducia verso chi sta creando l’incomprensione, cioè far capire e trasmettere che “io adulto penso che tu sia in grado di risolvere il conflitto, di trovare le soluzioni giuste.

LE OSSERVAZIONI NARRATIVE e SISTEMATICHE

Lo strumento attraverso il quale si realizza, si analizza e si verifica la relazione/azione educativa è rappresentato dalle OSSERVAZIONI NARRATIVE e SISTEMATICHE.

L’osservazione è il modo privilegiato per la conoscenza di ogni singolo bambino, perché aiuta ad individuare i criteri sui quali basare l’intervento educativo e a confrontare immagini che persone diverse possono avere dello stesso bambino (gli educatori del gruppo, gli educatori del servizio, i genitori, il coordinatore pedagogico).

L’osservazione serve per programmare l’azione educativa, monitorarla e valutarla secondo una rappresentazione grafica come quella rappresentata:

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